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dove si parla di CINEMA, TV

ma anche di altro, sempre più o meno inerente ai due temi di cui sopra.

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ATTENZIONE! chi vuole leggere o, rileggere, i saggi su: creature artificiali, fantasmi,

fenomeni paranormali, fiabe e vampiri, li trova alla pagina archivio

Ma li trova anche in rete, sotto forma di volumetto sfogliabile, con qualche aggiunta non presente qui.

 

FANTASCIENZA   anche in tv

 

VIAGGI NELLO SPAZIO E NEL TEMPO

 

I viaggi interplanetari, o addirittura interstellari, potrebbero aver avuto un principio quasi 4000 anni fa con il ritrovamento di graffiti in India raffiguranti in modo primitivo esseri venuti forse da altri mondi. O anche prima, chissà! Volendo, si potrebbero interpretare nello stesso modo anche i misteriosi disegni che appaiono solo guardandoli dall’alto nella piana di Nazca in Perù.

In epoca relativamente più recente, Ariosto inserisce nel suo Orlando Furioso l’episodio del viaggio sulla Luna per recuperare il senno perduto.

Comunque sia, il viaggio nello spazio è un tema fondamentale della fantascienza, in entrambe le direzioni, vale a dire: la visita sulla Terra di popoli provenienti da altri pianeti, o i viaggi che i terrestri compiono per cercare altre forme di vita nello spazio.

Non si finirebbe mai di citare esempi in materia.

Nella letteratura vanno ricordati senza dubbio i romanzi profetici di Jules Verne, Dalla Terra alla Luna, Dalla Terra alla Luna, intorno alla Luna, che sono stati anche portati al cinema e, oltre tutto, si sono avverati nella realtà.

Come non intenerirsi di fronte ai 21 minuti da manuale di Voyage dans la Lune, 1902, firmato da George Méliès, che mischia Dalla Terra alla Luna di Verne e Il primo uomo sulla Luna di H.G.Wells, e vede i terrestri partire con tuba e ombrello su un razzo che atterra su un occhio della Luna?

A parte questi revival nostalgici, nel campo dei viaggi nello spazio, senza dubbio, per molti cinefili, il numero uno è 2001, Odissea nello spazio, (1968) di Stanley Kubrick.

Solo su questo film andrebbe scritto un vero e proprio trattato.

Inizialmente, la fonte d’ispirazione del film avrebbe dovuto essere il racconto di Arthur Clarke, la sentinella, in cui si parla del ritrovamento, sulla Luna, di una costruzione lasciata laggiù da esseri di un altro sistema solare..

Poi però, è accaduto un fatto curioso: Clarke e Kubrick si sono incontrati e accordati. Da questo accordo sono nati film e romanzo, che si sono sviluppati contemporaneamente. Il film è uscito qualche mese prima del romanzo per volontà di Kubrick, il quale non voleva che fossero svelati anzitempo certi segreti del film.

Le differenze fra romanzo e film non sono moltissime, ma sono importanti: la destinazione della missione spaziale. Nel romanzo, è Giapeto, un satellite di Saturno; nel film è Giove.

Il monolito che compare all’inizio, fra le scimmie, e ogni tanto nel corso del film, è nero, mentre nel romanzo è traslucido. Ed è uno strumento lasciato lì dagli alieni per trasmettere a quelle scimmie concetti e conoscenze rudimentali (come l’utilizzo di armi per difendersi), necessarie a permetterne l’evoluzione.

La famosa camera settecentesca dove Bowman, uno dei due astronauti che guida l’astronave, si trova al termine del film, nel romanzo è solo una comune stanza d’albergo. Si tratta di un ambiente artificiale, prodotto da un’intelligenza aliena, in orbita intorno a una gigante rossa, avente lo scopo di fornire un ambiente familiare a Bowman, da parte dell’entità aliena intenzionata a trasportarlo in uno stato di esistenza superiore indipendente dalla materia. Al termine della breve permanenza all’interno dell’appartamento, Bowman si addormenta sul letto, e da quel momento, mentre i suoi ricordi regrediscono fino all’infanzia, questi vengono via via “assorbiti” dall’entità aliena, trasportando Bowman in uno stato di esistenza superiore non legato alla materia: l’ultimo legame resta il corpo del neonato, nel quale Bowman rimarrà solo per il tempo necessario ad adeguarsi al suo nuovo stato.

L’errore di HAL 9000. -  Come ben descritto nel romanzo di Clarke 2001, per motivi di segretezza e per non sottoporre a stress i comandanti Bowman e Poole, HAL ed i membri in animazione sospesa sono i soli al corrente dello scopo reale della missione, indagare su una trasmissione aliena diretta verso l’orbita di Giove. Tuttavia HAL non è stato istruito sul motivo e dunque la sua mente entra in un conflitto di priorità, tra la salvaguardia della missione e quella degli astronauti. Mentre HAL tenta di far trapelare qualche indizio a Bowman, avverte un guasto all’antenna principale. Il conflitto si somatizza proprio sul collegamento tra la nave ed il controllo a Terra.

All’epoca, e ancora oggi, questo film viene giudicato in termini a volte opposti: c’è chi lo trova pesante e noioso, chi invece lo considera un autentico capolavoro da ricordare e rivedere fino alla fine dei propri giorni. Io mi schiero nel secondo gruppo.  Torna qui


Viaggiare nel tempo è senz’altro più difficile, ma diventa letterariamente e cinematograficamente possibile grazie a prodigiosi macchinari nati dalla fervida fantasia di bravi autori, uno su tutti in ordine di memoria: H.G. Wells che, a fine ‘800 ci regala La macchina del tempo, vicenda di uno scienziato che inventa e costruisce un macchinario in grado di spostarsi nei corridoi temporali, col quale raggiunge un futuro angoscioso, che ci presenta un mondo distrutto da una guerra atomica, e ancora più avanti, addirittura popolato da cannibali. Il romanzo è stato portato al cinema più di una volta e con molte variazioni su tema, ma i due film che possono essere menzionati come  punti di riferimento sono sostanzialmente quello di George Pal, L’uomo che venne dal futuro (1960), libera traduzione italiana del titolo La macchina del tempo e, L’uomo venuto dall’impossibile, di Nicholas Meyer, simpatica versione più moderna che vede Jack Lo squartatore impossessarsi della macchina e fuggire così da Londra dov’è ricercato, per approdare a San Francisco.

Dulcis in fundo, da ricordare è anche la divertente trilogia de Ritorno al futuro, in cui la macchina del tempo è una fuoriserie molto desiderabile.

 

 

 

 

MONDI LONTANI

 

I viaggi nello spazio presuppongono anche delle tappe, specie se sono molto lunghi e la méta da raggiungere si trova a diversi anni luce dalla Terra. Ed ecco che durante il viaggio càpita che gli equipaggi delle varie astronavi facciano sosta in qualche sperduto pianeta dell’Universo, avendo così l’opportunità di conoscere altri popoli che, a volte, possono essere amichevoli, altre, ostili, se non addirittura aggressivi e pericolosi.

Indipendentemente dal credere o meno all’esistenza di altre forme di vita oltre la Terra, la figura dell’alieno è senz’altro riempitiva di un vuoto che si verrebbe a creare nella narrazione, e che non si saprebbe come riempire. Risulterebbe noioso leggere pagine e pagine di sola descrizione di un mondo sconosciuto, senza l’incontro con un’anima viva. L’elemento umano è importantissimo. Abbiamo bisogno di dialogare e, il dettaglio più divertente nei racconti di fantascienza che narrano di viaggi interplanetari, è che negli incontri con popoli extraterrestri, la lingua ufficiale resta sempre l’inglese, l’italiano, o qualunque altro idioma per la versione tradotta o, doppiata per il cinema e la televisione.

L’aspetto più interessante di questo tipo di narrativa è che in alcuni casi, questi mondi lontani vengono descritti come veri e propri micro , o macro-cosmi, completamente strutturati dal punto di vista sociale, con un governo, che di solito è di carattere totalitario, un sistema legislativo e, addirittura una religione.

 

Cito due esempi fulgidi in proposito: Il Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, che vede un Impero, con tanto di pianeta madre e pianetini colonie,  sgretolarsi sotto i colpi della lotta per il potere fra due grandi gruppi di scienziati, e Dune, di Frank Herbert, nel quale, su un remoto pianeta desertico, regolato da una dittatura imperialista e dalla Chiesa Evangelica Orangista, le popolazioni lottano fra di loro e contro un esercito di vermi giganti che custodiscono il segreto  di una spezia prodiga di poteri soprannaturali, e della tecnica per estrarre l’acqua dalle profondità sabbiose e rocciose del pianeta.

A trasporre al cinema Dune ci ha pensato invece David Lynch creando un film interessante visivamente, ma poco scorrevole, poco chiaro, che non ha avuto molto successo.

 

Quanti sanno che il Ciclo Asimoviano ha ispirato George Lucas per creare la saga fantascientifica più famosa e economicamente redditizia della storia del cinema, e cioè, Guerre Stellari?

Il progetto originale della saga prevedeva 9 puntate, nelle quali avrebbe dovuto dipanarsi la storia di questo immenso impero galattico, governato dal truce Darth Vader, signore del Male, votato fin da giovane al Lato Oscuro della Forza, abbigliato con un costume di reminescenze naziste, e sconfitto poi da un manipolo di ribelli che ne decreta la fine alla 6° puntata.

Il fascino di Guerre Stellari sta proprio nell’assistere ad una straordinaria avventura, fantastica, ma anche umana, dove si sente parlare d’amore, di guerra, di politica, economia, religione e filosofia, perfettamente e armoniosamente mixati, attraverso l’azione e i dialoghi fra i vari personaggi che sono ormai entrati nell’immaginario collettivo e che difficilmente verranno dimenticati per le loro caratteristiche buone o cattive che siano.

 

 

Fanta - ….altro

 

Fanta-politica, fanta-sociologia

 

Anche sulla nostra Terra, comunque, sono ambientati alcuni romanzi che potrebbero essere classificati nel genere fanta-politico o fanta-sociologico. Forse il più famoso e il più inquietante è l’inglese 1984 di George Orwell. 1984 è l’anagramma numerico di 1948, anno in cui Orwell ha scritto il romanzo; 1984 è l’anno in cui si svolge la storia, che vede un’Inghilterra, o un’Europa, schiacciata da un regime totalitario – ovvia allegoria all’impero Sovietico che si contrapponeva all’Occidente durante la Guerra Fredda - ,  con un Grande Fratello che controlla tutto e tutti.

La profezia di Orwell si è realizzata solo in parte. L’impero sovietico si è dissolto, i blocchi non esistono più, almeno sulla carta, ma il Grande Fratello è rimasto, sotto le mentite spoglie di oscuri sistemi di sorveglianza che dovrebbero garantire la sicurezza contro forze terroristiche, ma che, in realtà registrano in silenzio tutto quello che facciamo e diciamo.

Del romanzo è stata realizzata una versione cinematografica che non ha avuto grande clamore essendo uscita dopo l’elezione in Russia di Gorbacev.

 

Figli, solo cinematografici, di 1984 sono Brazil di Terry Gilliam e, il recente, curioso e interessante V per Vendetta dei Fratelli Wachowsky, autori anche della trilogia di Matrix, che hanno immaginato invece un Regno Unito governato da un regime neonazista, con un terrorista che si diverte a compiere attentati il 5 novembre di ogni anno, indossando una maschera di Guy Fawkes, il celebre dinamitardo che dette fuoco al Parlamento Inglese nel lontano 17° secolo.

Il sopraccitato Matrix, film a puntate, illustra invece un mondo governato dalle macchine. Anzi! Dalla Macchina. Appunto, Matrix, cioè Matrice, che comanda tutte le altre macchine. E uno sparuto gruppo di ribelli, capitanati dal carismatico Neo, cercherà, e riuscirà, a smantellare la terribile rete tecnologica restituendo l’Uomo all’Uomo in un tripudio di duelli volanti e filosofie orientali.

La trilogia non ha precise basi letterarie tuttavia, senza dubbio, l’ispirazione viene da HAL 9000, il famoso calcolatore, dalla sensibilità quasi umana, che regola funzionamento e vita all’interno dell’astronave di 2001 Odissea nello Spazio.

E, sempre a proposito di futuro dominato dalla tecnologia, non va assolutamente dimenticato fahrenheit 451, di Ray Bradbury, forse l’opera che illustra lo scenario più angoscioso e inquietante, in cui addirittura, non solo le attività umane sono programmate e la popolazione viene costantemente controllata da mega-schermi televisivi posizionati anche nelle case, ma si arriva a distruggere la carta stampata. Un corpo di vigili è deputato a dar periodicamente fuoco a tutti i libri esistenti e le facoltà umanistiche vengono chiuse. Ma un piccolo gruppo di professori ormai senza lavoro, si è assunto il compito di imparare quei libri a memoria affinché ne resti almeno l’eredità.

Il romanzo è stato fedelmente portato al cinema da un grande François Trouffaut.

 

Altra opera da ricordare come pietra miliare della letteratura fantascientifica, firmata sempre da Ray Bradbury è cronache marziane, 28 racconti legati dal filo conduttore della conquista di Marte da parte dei terrestri, nei quali appare chiara l’allusione alla conquista dell’America da parte degli Europei. I Marziani infatti sono i nativi americani. Interessante la scelta di Bradbury di portare il mitico personaggio di Johnny Appleseed, che attraversò gli States a piedi spargendo semi di melo, su Marte, in cui un personaggio di uno dei racconti, Benjamin Driscoll, si identifica. L’opera è stata portata anni fa in televisione sotto forma di sceneggiato a puntate.

 

Stanley Kubrick ha tradotto in immagini anche un altro romanzo che, all’epoca in cui era stato scritto, - anni ’60 -  poteva rientrare benissimo nel genere fantascientifico, in particolare fanta-sociologico-politico. Il romanzo è intitolato un’arancia a orologeria ed è firmato da Anthony Burgess; il film, è arancia meccanica e, come il romanzo, è ambientato negli anni ’80, dove sembra regnare la violenza gratuita, ma dove questa violenza viene fermata e punita con metodi ancora più violenti e molto discutibili, se si pensa che per disinnescarla si arriva perfino a spersonalizzare l’individuo.

Il film ha avuto grande successo, e ancora oggi è proiettato in alcuni cinema d’essai, ma è stato anche duramente contestato con l’accusa di aver dato il via allo spiacevole rito dello stupro di gruppo. Lo stesso Burgess, autore del romanzo, poco prima di morire ha rinnegato la sua opera, turbato dall’effetto che questa ha suscitato nella società.

Interessanti le differenze – poche – fra romanzo e film. Burgess ha optato per un finale ottimistico, con il protagonista che, commosso dall’immagine di un bimbo, decide improvvisamente di cambiar vita, e lascia la strada e la violenza con l’intenzione di farsi una famiglia. Più amaro e cattivo, ma senz’altro più efficace e realistico, il finale scelto da Kubrick che trasforma Alex, in uno strumento di campagna politica contro la repressione del sistema poliziesco e giudiziario.

Il tutto accompagnato dalle musiche immortali di Beethoven, autore preferito di Alex che, nelle sue note, potenziate dall’uso di droghe, trova la carica per compiere i suoi misfatti.  Torna qui

 

 

Fanta-horror

 

E dalla fanta-sociologia o, dalla fantapolitica, è facile scivolare in altri sotto-generi, nei quali la fantascienza si mescola con altri generi primari come l’ horror o il thriller.

 

Quando si parla di Fanta-horror, la prima opera che viene subito in mente è alien.

E, in effetti, la storia della creatura mostruosa, - incrocio fra rettile e umano, nata dalla fantasia malata di Hans R. Giger, scultore svizzero, ma materialmente costruita da Carlo Rambaldi, - che entra subdolamente nell’astronave Nostromo, seminando panico prima, e morte dopo, fra i membri dell’equipaggio, rientra perfettamente in questo genere, coniugando a meraviglia fantascienza – il viaggio nello spazio su un’astronave – e horror, appunto –  il mostro -, grazie all’abile e furba regia di Ridley Scott, e grazie a splendidi effetti speciali che, in alcuni momenti purtroppo, diventano ‘effettacci’ facendo scaturire anche disgusto.

Alien entra nell’astronave non solo dalla porta – o meglio, dai portelli – ma anche nel corpo di uno dei membri dell’equipaggio, diventando protagonista assoluto di una delle scene cinematografiche più rivoltanti tra quelle che questo genere ha mostrato agli occhi degli spettatori.

Ma che cos’è Alien?  Alien è una creatura, facente parte di una razza di creature come lui, forse nata da qualche esperimento o, da un processo evolutivo di un organismo abitante nel pianeta da chissà quanto, che ha colonizzato una base spaziale in un pianeta sperduto nell’Universo, ha ucciso tutti i componenti dell’equipe scientifica operante in loco servendosi dei corpi per riprodursi e continuare a vivere, ha trasformato la base spaziale in un’enorme covata, e attacca qualunque essere vivente che ha la sfortuna di scendere sul pianeta.

Viene spontaneo paragonare Alien all’altro lato umano, al nostro alter ego negativo o, semplicemente al Male Assoluto che si incontra ovunque, essendo la creatura totalmente sprovvista di coscienza.

Il film non ha basi letterarie vere e proprie, tuttavia, per la situazione proposta, il film potrebbe ricordare alcuni racconti di H. P. Lovecraft, come, per esempio, LA COSA DA UN ALTRO MONDO,  in cui un'équipe di scienziati e ricercatori, recatisi al Polo, trovano, all'interno di una caverna, il risultato di una riproduzione sotto forma di uova congelate nel ghiaccio da millenni, dalle quali però, una volta rianimate, escono esseri orrendi con cui la spedizione dovrà fare conti amari.

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E all’alter ego negativo si è dedicato anche Robert L. Stevenson, scrivendo un capolavoro della science-fiction horror quale è stato Lo strano caso del Dottor Jeckyll e Mr. Hide, in cui, sappiamo tutti, un ottimo medico sperimenta su di sé un farmaco da lui prodotto, che dovrebbe avere come risultato quello di separare il bene e il male in ognuno di noi ma che, a lungo andare, lo trasforma in un uomo malvagio e violento, votato ai più bassi istinti, fino a commettere omicidi efferati.

In questo caso, l’orrore non si riscontra tanto nelle nefandezze che commette Mr. Hide, quanto nella temerarietà con cui viene trattata la scienza, tema sempre attuale e, tra l’altro, molto in voga al giorno d’oggi.

 

 

Fanta-thriller

 

Nel secondo caso, il cinema ci ha dato molte più soddisfazioni.

Il mix fantascienza + thriller trova la massima espressione nell’ormai mitico blade runner, sempre firmato da Ridley Scott, che ha confezionato un film cupo, frustato da una pioggia incessante che bagna uno scenario futurista, fatto di grattacieli e macchine volanti ripresi sempre dall’alto e di notte. 

Scenario in cui fa muovere Rick Deckard, investigatore privato di chiaro stampo Chandleriano, interpretato da un Harrison Ford in salsa Bogart nel Marlowe del Grande Sonno,  che deve ritrovare quattro ‘replicanti’, - Nexus 6, androidi di generazione molto evoluta prodotti da una multinazionale di alta tecnologia, - fuggiti da una colonia marziana dove lavoravano come schiavi.

Il nostro detective riesce nell’impresa dopo molte peripezie e qualche ardita 

acrobazia ma, nel frattempo, gli capita di innamorarsi proprio di una ‘replicante’ senza scadenza (gli altri terminano il loro ciclo vitale dopo 4 anni), e viene còlto da una crisi esistenziale che gli fa dubitare se sia meglio lui o gli androidi. Il dubbio lo assale nel corso di una scena entrata nella storia del cinema: durante l’epico scontro finale con l’ultimo replicante rimasto, Roy Batty, - interpretato benissimo da Rutger Hauer, - nel saltare dal tetto di un grattacielo all’altro, Deckard scivola e resta aggrappato ad una trave, sospesa nel vuoto a molti metri da terra. Viene salvato all’ultimo momento proprio da Batty, che muore subito dopo per esaurimento carica, pronunciando una battuta anch’essa ormai entrata nell’archivio cinematografico:

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.

Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo…
come lacrime nella pioggia.

È tempo… di morire.

 

Forse non tutti sanno che blade runner è tratto da un romanzo breve di Philip Dick, intitolato cacciatore di androidi,  dal quale il film non si distacca di molto se non per alcuni particolari.

Devo dire che, se nella maggior parte dei casi, i romanzi sono sempre migliori dei film, questa volta, almeno per me, è il contrario. Il film è molto più emozionante del romanzo che, in alcuni momenti risulta quasi noioso. Un punto a favore dell’opera scritta è che in essa si trovano molte spiegazioni di dettagli purtroppo non fornite dal regista nel film.

Nota: il titolo del film invece è stato preso dal titolo di un romanzo di Alan E. Nurse, The Bladerunner.  Torna qui o qui .

 

 

 

fanta-catastrofi

 

Il genere cosiddetto catastrofico, ossia, quello che descrive situazioni future, generalmente disastrose, è in realtà molto popolare, quasi che gli spettatori, o i lettori, cerchino in un film, o in un romanzo, una consolazione nel vedere, o leggere, come potremmo ridurci in futuro e uscire dal cinema, o chiudere il libro, constatando che è ancora tutto relativamente in ordine.

Le situazioni illustrate in questo genere sono diverse. Si va dalla catastrofe ambientale, la più attuale e sentita, alle pandemie provocate da virus usciti da laboratori segreti, senza antidoti e senza speranza, alla manipolazione genetica ardimentosa e incosciente, da cui escono strane e terribili creature che invadono il pianeta seminando morte e distruzione.

Su questo ultimo argomento, è quasi obbligatorio spostarsi un attimo in Giappone, da dove sono venuti un bel numero di film su vari mostri preistorici – vedi Godzilla e parenti – riesumati dalle conseguenze nefaste della bomba atomica.

Tornando ai giorni nostri, ma rimanendo in tema di manipolazioni genetiche, relative conseguenze, e creature preistoriche, la narrativa e il cinema ci hanno regalato forti emozioni con i dinosauri di Michael Chrichton – ahinoi, da poco scomparso – trasposti fedelmente al cinema da Steven Spielberg con il titolo jurassic park che è lo stesso del romanzo.

E sempre Michael Chrichton ci ha parlato anche delle pandemie nel romanzo andromeda, portato anche al cinema, ma praticamente passato quasi del tutto inosservato. L’opera racconta di un virus mortale di provenienza aliena che decima la popolazione di una piccola città dell’Arizona, dove atterra un satellite spia, oggetto di un esperimento della NASA, la quale, ufficialmente intende esplorare gli strati dell’atmosfera, mentre lo scopo reale è quello di cercare forme virali sconosciute e pericolose.

Anche Stephen King ha voluto cimentarsi con la paura dell’epidemia.

Ne  l’ombra dello scorpione, visto in tv, King si è divertito a immaginare la popolazione degli Stati Uniti decimata da un virus mortale, sfuggito all’esterno per distrazione di un operatore del laboratorio, con i superstiti che si dividono in due grossi gruppi: uno segue un simpatico cowboy nel quale si cela Satana; l’altro si riunisce nella fattoria di una specie di santona che rappresenta il Bene. Il romanzo finisce con uno scontro epico fra Bene e Male, che comprende anche lo scoppio di una bomba atomica.

Non dimentichiamoci mai che, nella fantasia, lo scontro tra il Bene e il Male è sempre al primo posto nella lunga lista di elementi magici che la costituiscono e la caratterizzano.

 

 

FANTASCIENZA IN TV

 

La fantascienza in televisione è stata senza dubbio uno dei generi più popolari che ci ha regalato serie indimenticabili.

Infatti come non ricordare la mitica STAR TREK, con i suoi personaggi come il capitano James Kirk, Spock lo scienziato vulcaniano dalle orecchie a punta,  il dottor Bones, che sull'Enterprise, astronave città, ci ha fatto scorrazzare per lo spazio, ultima frontiera, presentandoci svariati popoli alieni, non sempre amichevoli; SPAZIO 1999, che trattava più o meno lo stesso tema; BATTLESTAR GALACTICA, nella sua prima versione in mini serie, e ripresentata al giorno d'oggi in 4 stagioni, incentrata sulla guerra fra i Terrestri e il misterioso popolo dei Cyloni.  Queste, per citare i serials classici. Ma se si dovesse redigere un elenco di tutti i telefilm fantascientifici, forse non basterebbe un sito.

Fra le serie che circolano ai nostri giorni vale la pena di citare FRINGE nella quale Walter Bishop, uno scienziato simil Einstein, cerca di spiegare come si siano formati due universi paralleli, e come si può evitare che l'uno sconfini nell'altro attraverso un portale di comunicazione senza che il mondo si sconquassi.

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